Sono tornato a casa dopo tre giorni di pesca sul lago di Garda e ho trovato mia moglie Patrizia rannicchiata sul pavimento della cucina, tra i cocci del suo servizio da tè di Capodimonte. Mia figlia Giuliana e mio genero Davide erano lì, e Giuliana mi ha subito detto che la mamma aveva avuto un’altra crisi, che aveva lanciato la teiera contro il muro. Ma qualcosa non mi tornava. I cocci erano sparsi in modo radiale dal centro della stanza, come se qualcuno l’avesse fracassata con forza, non lanciata.

E sul polso di Patrizia, sotto il cardigan, ho visto un livido fresco a forma di pollice. Ho fatto finta di crederci. Ho detto che ero stanco e confuso, e li ho mandati via. Poi ho controllato la microcamera nascosta nel rilevatore di fumo della cucina, quella che avevo installato quando le medicine di Patrizia sembravano sparire troppo in fretta.
Il video mi ha mostrato la verità: Giuliana e Davide erano entrati senza buste della spesa, con una pila di documenti. Volevano che Patrizia firmasse la cessione del fondo fiduciario. Quando lei ha rifiutato, Giuliana l’ha schiaffeggiata. Davide ha fracassato la teiera e ha minacciato di farla cadere dalle scale.
Poi hanno sentito la mia macchina e hanno inscenato tutto. Avevo due scelte: chiamare i carabinieri o giocare la mia partita. Ho scelto la seconda. Ho passato la notte a copiare il video su più supporti e a studiare i loro movimenti.
La mattina dopo, quando sono venuti a convincermi a mettere Patrizia in una casa di riposo, ho finto di cedere. Ho detto che avrei venduto i miei investimenti, circa tre milioni di euro, per pagare la retta. Loro hanno subito tirato fuori una procura generale. Ho preso la penna, ma ho rovesciato il caffè sul documento, rovinandolo.
Ho detto che avrei chiamato il mio avvocato per rifarlo per bene. Loro erano furiosi, ma non potevano insistere. Nel pomeriggio li ho seguiti. Davide è andato in un quartiere di lusso, dove ha incontrato una donna bionda.
L’ho fotografato mentre la baciava, mentre le teneva la mano, mentre pagava il conto con la carta aziendale che avevo intestato io. Ho scoperto che aveva un’amante e che le aveva promesso un attico e un viaggio alle Maldive. Nel frattempo, ho scoperto anche che Davide era indebitato fino al collo con strozzini: doveva mezzo milione di euro. E Giuliana aveva una carta di credito aziendale con cui aveva speso ottantamila euro in un anno in boutique e resort.
Quando sono tornato a casa, ho trovato Patrizia in stato catatonico. Le avevano scambiato le medicine per il cuore con dello Xanax ad alto dosaggio, per farla sembrare demente. Ho sostituito le pillole e ho detto a Patrizia di fingere. Dovevamo far credere loro che il piano stesse funzionando.
La sera, Giuliana ha chiamato e Patrizia ha recitato la parte della confusa, chiedendo dei biscotti pieni di ragni. Giuliana era sollevata. Il giorno dopo è arrivato un assistente sociale, il dottor Granata, che mi ha fatto un test cognitivo. Ho finto di non sapere in che anno eravamo, ho disegnato un orologio sbagliato.
Lui ha raccomandato una tutela immediata. Ho registrato tutto con un microfono nascosto. Ma mentre ero dall’avvocato a preparare la trappola legale, Davide e Giuliana hanno portato via Patrizia. Hanno chiamato un’ambulanza, hanno detto che era violenta, e l’hanno fatta ricoverare con un trattamento sanitario obbligatorio in una clinica psichiatrica.
Mi hanno lasciato un biglietto: se volevo vederla, dovevo portare l’atto di proprietà e la procura firmata al loro ufficio il giorno dopo. Ho guardato il video di mia moglie legata a un letto, che chiamava il mio nome. Ho rotto uno specchio con un pugno. Poi ho chiamato un vecchio collega della Guardia di Finanza, il colonnello Bianchi, e ho preparato il piano.
La mattina dopo sono entrato nell’ufficio di Davide, fingendo di essere un vecchio fragile. Loro erano lì: Davide, Giuliana, l’assistente sociale corrotto, un avvocato losco e uno strozzino. Mi hanno messo davanti i documenti. Ho chiesto di vedere Patrizia, e Davide mi ha mostrato una videochiamata in cui era legata al letto.
Poi ho preso la penna. Ho firmato, ma non con il mio nome. Ho scritto “RICICLAGGIO D. LGS 231/2007”.
Loro non hanno capito subito. Poi ho premuto un tasto sul telefono e sul grande schermo è apparso il video della cucina, con loro che picchiavano Patrizia. Poi ho mostrato le foto di Davide con l’amante. Giuliana è impazzita, ha aggredito Davide.
Poi sono entrati gli agenti della Guardia di Finanza. Hanno arrestato tutti. Davide è stato condannato a quindici anni, Giuliana a otto. Io e Patrizia abbiamo comprato la loro villa all’asta e l’abbiamo trasformata in un centro di supporto per anziani.
Ora viviamo in una casa più piccola sul lago, in pace. Non parliamo più con loro. Abbiamo imparato che la famiglia non è il sangue, ma chi ti resta accanto quando arriva la tempesta.


